Sketchbook
Fin dalla comparsa delle prime immagini realizzate dall’ uomo, il disegno è sempre stato un mezzo per studiare e conoscere il mondo. Tutti gli artisti, di ogni epoca, conosciuti o completamente ignorati, hanno eseguito studi e bozze della realtà circostante, cercando tramite il disegno e l’ osservazione di conquistarne la bellezza. Se i quadri (realizzati per committenti, clienti o esposizioni) sono il volto “ufficiale” che l’ artista vuole dare di sè, i suoi diari contenenti studi e appunti rappresentano un aspetto intimo e personale della propria arte.
Per comprendere e apprezzare le opere di un artista è necessario conoscerlo il più approfonditamente possibile e se internet da una parte offre il vantaggio di una maggiore visibilità, dall’ altra nega proprio quel rapporto umano e diretto che sta alla base del confronto artistico. Per ovviare a questo problema ho deciso di pubblicare in questa pagina una selezione dei miei studi e degli appunti che tengo regolarmente; si tratta di annotazioni legate alle tecniche pittoriche, riflessioni, studi di nature morte o progetti di quadri di grandi dimensioni, appunti di viaggio. Le pagine qui riproposte sono estratte dai vari sketchbooks che mi accompagnano in ogni mio spostamento, una sorta di macchina fotografica sui generis. Probabilmente troverete errori ortografici o sgradevoli ripetizioni, tuttavia spero che questi aspetti poco gradevoli possano essere compensati dalla spontaneità delle immagini…
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Ecco un vecchio studio per una crocifissione, credo risalga a due o tre anni fa, non ricordo la data in cui l’ho eseguito e purtroppo non mi ritrovo l’originale, la qualità della foto non è eccellente, ma rende l’idea…
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Una giornata di sole troppo bella per pranzare chiusi in casa… Dopo un buon kebab da Musa, non c’ era nulla di meglio che andare a dipingere sulle banchine del porto, sotto un sole che finalmente, dopo l’ inverno, scalda di nuovo.
Peschereccio ormeggiato, sabato pomeriggio – acquerello realizzato dalle 14:30 alle 15:30 circa
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Colto nel momento dell’ ultimo grido di dolore.
La testa reclinata indietro.
Mani e braccia colte nello spasmo con muscoli e nervi tesi.
Schiena inarcata dal dolore.
La mano sinistra in primo piano ingrandita per l’ effetto prospettico. La mano è il simbolo del dolore, è la testimonianza del lavoro manuale che Gesù svolse come artigiano.
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Mentre gli altri finivano di visitare la Biennale di Architettura, io ho preferito vedere la Galleria dell’ Accademia, desideravo vedere Tiziano, Giorgione e gli altri maestri veneziani. Mentre aspettavo di rincontrarci in piazza San Marco ho potuto godere di uno splendido tramonto sulla laguna…
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Sebbene la pittura sia anche il mio lavoro, è prima di tutto la mia più grande passione, ciò che non riesco a non fare… Così nel mio primo giorno di “ferie”, dopo aver dipinto tutto l’ anno, per rilassarmi mi sono messo a dipingere!
All’ una del pomeriggio, da sotto l’ ombrellone, ho tirato fuori il mio Moleskine (formato 21×15), pennello e colori e ho realizzato in circa 20 minuti l’ acquerello che vedete, rappresentante la torre del Coltellazzo di Nora. Il sole era molto forte e il mare di un blu intenso, insomma la giornata era talmente bella che meritava di essere immortalata…
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Civitavecchia è una città strana, ci sono stato diverse decine di volte, ma non mi sono mai allontanato dalla zona del porto. Dico strana perchè è la tipica città di passaggio, di cui non sai molto e sei quasi convinto che inizi e finisca tra le banchine del molo, perchè non hai mai visto altro.
Tornando da Roma, per una mostra, ho dovuto aspettare parecchie ore l’ imbarco, ma essendo carico di bagagli anche ’sta volta non mi son potuto spostare da quella zona che già conoscevo, cioè il lembo di città tra il porto e la stazione dei treni; non potendo quindi vedere Civitavecchia, mi son deciso a studiarla attraverso i suoi abitanti di passaggio sotto le mura appena restaurate.
Questi i risultati…
(Le immagini, realizzate a dicembre 2009, sono state ricopiate da alcuni fogli sparsi in cui era disegnati gli schizzi di viaggio di novembre. Ho voluto ricopiarle qui, perchè ritengo siano interessanti e perchè vorrei fosse questo il fine di questo blocco: una sorta di enciclopedia del mondo, una macchina fotografica sui generis)
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Bruno mi raccontò una volta (quando già ero tornato dal viaggio a Bolsena) di aver trovato, quasi per caso, in un bosco vicino al centro abitato, i resti di una necropoli etrusca, poi per metà riutilizzata nel medioevo come cimitero cristiano. Tutto era abbandonato, dimenticato da tutti, ma impresso ancora nella memoria popolare degli abitanti del posto, come succede per le leggende antiche con un fondo di verità.
Ad indicargli la strada furono alcuni anziani. Bruno mi disse di esserci arrivato a fine autunno, trovò il posto ricoperto dalla rugiada, seminascosto dietro un grigio velo di nebbia. Ogni volta che penso a Bolsena mi torna in mente questo racconto e mi piacerebbe poter visitare la necropoli, respirarne la nebbia…
(immagine a sinistra) Le sedie poggiate ai tavolini, il lago calmo e tutte le barche attraccate, tutto da un senso di solitudine e di malinconica tristezza, un senso di attesa…
In questa città vi è qualcosa di antico e abbandonato, come un senso di attesa eterna. A giugno la città sembra morta, vuoti i ristoranti, le strade, vuoti persino gli sguardi annoiati dei suoi abitanti. Sulle rive del lago, in questo periodo, sembra che si possa respirare la nostalgia e la decadenza, ma nel contempo l’ aristocratica fierezza di una terra affascinante e misteriosa. Passeggiando per il borgo vedrai che tutti attendono sull’ uscio la venuta della stagione turistica, che ridà una ventata di vita, dura due mesi e poi di nuovo noia, attesa e nostalgia (XVI giugno 2008)…
(immagine a destra) La camera della pensione in cui dormimmo si trovava nella parte bassa del borgo medievale, all’ ultimo piano e dalla finestra si godeva di questo spettacolo…
(Le immagini e i testi senza data sono del 30-12-2009; le foto da cui sono ripresi gli acquerelli e il testo in alto a destra risalgono al viaggio di tre giorni da Ferrara a Civitavecchia, svolto nel giugno del 2008)
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Pino bisticcia col videoproiettore mentre io cerco la voglia di lavorare allo sketchbook di Sant’ Efisio…
Durante la ricerca di soggetti interessanti per studiare e prendere spunto dai maestri del passato, mi sono imbattuto in questo splendido disegno; anche se non affine a quello che ora cerco, mi è piaciuto molto. In questi giorni ho in mente una serie di quadri sulla vita Christi, ma non riuscendo a concretizzare visivamente i soggetti cerco il confronto con i grandi maestri che hanno già trattato il tema. La ricerca si concentra non sulle opere finite, bensì sugli studi, i disegni , le bozze che essi hanno fatto per giungere ai lavori finiti. Finora ho trovato utile questo sistema grazie al quale ho scoperto grandi artisti e ne ho rivalutati altri più bravi (a parer mio) a disegnare che a dipingere.
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Gesù viene compianto dai propri cari, proprio come qualsiasi altro morto, nè più nè meno. E’ nudo come realmente è stato ucciso: senza rispetto o pudore. Spero presto di iniziare il quadro a olio e soprattutto spero di riuscire a realizzare una mostra che affronti la vita Christi dal mio punto di vista; questo potrebbe essere il primo…
In questi giorni sto studiando Degas e vedendo le sue statue, le sue sculture ho capito quanto la materia possa dare nuova forza al soggetto trattato. I personaggi dei suoi quadri, già carichi di vita, sembra ora che possano muoversi e camminare con forza propria, liberi ormai dal gesto pittorico dell’ artista che li ha creati. Tutto ciò mi fa valutare l’ ipotesi di affrontare il tema vitae Christi non tramite la pittura, ma attraverso la scultura. Senza dubbio devo al più presto sperimentare tale tecnica come sto facendo in questi giorni con l’ olio, lavorando alla vocazione di San Matteo…
Alla fermata in attesa del bus…
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Nonostante dipinga da anni ogni volta che porgo più attenzione alle sfumature delle ombre degli oggetti, rimango affascinato e sorpreso dall’ infinita gamma di tonalità che la Natura riesce a creare in un solo cm quadrato.
Purtroppo spesso per il poco tempo a disposizione e per lo scadere delle consegne mi ritrovo a dipingere le ombre solo con un bistro scuro (blu+marron) coprendo i colori negli oggetti rappresentati, invece che valorizzarli. Credo che questo atteggiamento sia da parte mia poco professionale, da oggi studierò a fondo i soggetti e, quando possibile, dipingerò dal vero o en plein air, eliminando la fotografia. La pittura è la mia professione, ma non sarò mai un pittore professionista finchè non sarò capace di dipingere come i veri pittori, come si dipingeva nei secoli passati (dal XVI al XIX secolo) oggi si è perso il metodo…
Le ombre della brocca passano dalle terre calde, alle scure fino ad arrivare al rosso e al viola…
Ogni ombra varia a seconda del colore dell’ oggetto su cui si forma o del piano su cui si proietta…
Le ombre della mela passano dal viola-bluastro (zone più scure) al viola-rossastro, verde scuro, bistro…
Le ombre della scatola tendono tutte a svilupparsi sulle terre scure e nelle parti più più in ombra arrivano ad un viola-rossastro…
Per la bottiglia di vetro il discorso è assai più complesso: teoricamente di colore bistro-viola scuro, le ombre tendono al viola scuro con maggiori punte di marron-blu o bistro scurissimo, tuttavia essa riprende i colori riflessi degli oggetti che la circondano, rendenoli però più scuri e tendenti al bistro…
L’ etichetta è simile alla scatola, ma, essendo più chiara, raggiunge a mala pena le tonalità violacee…
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L’ acquerello deve essere abbastanza diluito da lasciar vedere il tratto della matita, in caso contrario si tratta di una tempera o guazzo, non più di acquerello…
Esecuzione tecnica di uno studio ad acquerello, eseguito secondo le indicazioni di Ettore Maiotti da “Grande manuale di acquerello” (pag.62)
PASSAGGI
1) Esecuzione della bozza partendo dalle linee e poi trovando i volumi per forme geometriche.
2) Con una matita più scura definire con più precisione il disegno ed evidenziare le parti in ombra segnandole con un tratteggio largo.
3) Acquerellare con un bistro le parti in ombra aggiungendo scuri alle parti più scure, procedendo per fusione o per sovrapposizione a seconda dell’ effetto voluto.
4) Una volta eseguita l’ ombreggiatura bisogna passare alle terre che, ben diluite, devono essere distribuite sia sulle zone in ombra sia su quelle in luce. In questo caso ho eseguito numerose velature lavorando solo per sovrapposizione, aggiungendo velature nelle zone meno colpite dalla luce per scurirle.
5) Sebbene l’ esercizio non lo richiedesse, ho accentuato le zone d’ ombra con un bistro tendente al viola-bluastro; a ben pensarci forse l’ ho rovinato…
6) Ho dipinto lo sfondo mischiando la sovrapposizione e la fusione, cercando di mantenere le stesse tonalità del dipinto (in teoria questo passaggio andava fatto prima del terzo passaggio).
Questi esercizi mi fanno apprezzare con sempre maggior convinzione la bellezza, la freschezza e la disarmante semplicità degli acquerelli realizzati in monocromia.
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E’ appena abbozzato ma per me è già completo…
La figura presenta le ombre viola (rosso+blu) per essere valorizzata necessita quindi del suo colore complementare: il giallo. Il risultato mi sembra più che soddisfacente…
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1) Colori primari.
2) Colori secondari, ogni colore si forma dai due colori primari con cui è in contatto.
3) Bistro puro o nero pittorico, è il grigio che si forma dalla somma dei tre colori primari.
4) Bistro, aggiungendo dosi differenti dei colori primari si otterrà un bistro più o meno rosso o blu o giallo (o tendente ad un colore secondario).
5) Tutte le sfumature dei diversi colori.
6) Questi colori sono a parer mio un insieme di bistro più o meno tendenti ad un colore piuttosto che ad un altro. Credo che siano adatti per le ombre…
Per individuare il colore complementare di un colore primario basta vedere al punto 2 il colore opposto. Per esempio se al punto 1 scegliamo il colore rosso, osservando la parte opposta del cerchio capiremo che il complementare è il verde (situato al punto 2); il complementare del giallo è il viola e così via… Un altro modo per comprendere i colori complementari è quello di individuare quale primario non è utilizzato in un dato colore secondario.
Il colore complementare si ottiene sommando i due colori primari diversi dal colore scelto, cioè i due rimanenti.
Per esempio se scegliamo il rosso e vogliamo capire quale sia il suo complementare, ci basta sommare i due primari oltre al rosso: giallo e blu.
I colori complementari sono fondamentali per ottenere un dipinto di qualità; è importante utilizzarli per valorizzare il soggetto trattato. Una natura morta di arance e mandarini, disposta su un davanzale che dà sul mare o da cui si vede nitidamente il cielo è un dipinto ben fatto. Può sembrare casuale, ma è il frutto di studi attenti o di uno spiccato senso del bello e dell’ equilibrio cromatico.
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San Francesco a Bologna, basilica e convento, è uno dei luoghi religiosi che mi ha colpito maggiormente, subito dopo Santo Stefano. La sua architettura, ispirata al gotico francese, la sua atmosfera, tutto mi ha colpito subito. Di pomeriggio col sole di fine estate, le sue arcate, le vetrate sono il tempio della luce, che la rende magica.
Quando sono stato a Bologna per la mostra al circolo dei sardi, ricordo che mi ci fermavo spesso, purtroppo allora non avevo ancora questo sketchbook e i pochi schizzi eseguiti sono andati persi, come quasi tutti quelli realizzati prima di questo splendido regalo…
La chiesa venne iniziata nel 1236 dall’ architetto Marco da Brescia e consacrata nel 1251 dal papa Innocenzo IV.
La prima volta che ho visitato Bologna con mio fratello, di ritorno da Ferrara, ci siamo stati solo qualche ora e abbiamo visitato per caso proprio questa chiesa, ignari di avere il centro storico a pochi passi da noi, abbiamo passeggiato senza meta. Subito fuori dall’ edificio religioso, sul lato della facciata, proprio di fronte alla chiesa abbiamo trovato un negozio di magia!!! Ogni volta che vedo questo genere di cose penso all’ ignoranza dell’ uomo, anche ai giorni nostri, nonostante il faro della scienza, della filosofia e della consapevolezza storica che, in teoria, oggi dovrebbe esserci propria…
Un po’ mi manca Bologna, vorrei tornarci per qualche giorno, magari con Valeria, vorrei fargliela conoscere…
La realizzazione delle ombre in viola è stata per me come la mela per Newton. In questa scoperta è evidente tutta la mia ignoranza pittorica! Quante cose ancora non so? Quante ne dovrò imparare? Forse non mi basterà una vita, ma senza dubbio ora so come fare…






















