2010 – Esquisses et Etudes – Mestiere d’ artista

Fin dalla comparsa delle prime immagini realizzate dall’ uomo, il disegno è sempre stato un mezzo per studiare e conoscere il mondo. Tutti gli artisti, di ogni epoca, conosciuti o completamente ignorati, hanno eseguito studi e bozze della realtà circostante, cercando tramite il disegno e l’ osservazione di conquistarne la bellezza.

Se i quadri (realizzati per committenti o esposizioni) sono il volto “ufficiale” che l’ artista vuole dare di sè, i suoi diari, contenenti studi e appunti, rappresentano un aspetto intimo e personale della propria arte.

Sono convinto che il lavoro di un pittore possa essere compreso e apprezzato solo conoscendo la ricerca che egli porta avanti nella quotidianità e nell’ osservazione costante. Per questo non ho esposto quadri veri e propri, ma bozze, schizzi e appunti di viaggio che precedono la nascita di ogni opera e le danno un senso. Troverete annotazioni
legate alle tecniche pittoriche, riflessioni, studi di nature morte o appunti di viaggio.

Forse noterete qualche ripetizione o perfino errori ortografici, tuttavia spero possiate perdonarmeli in virtù della spontaneità delle immagini e della sincerità dei pensieri scritti…

Buona visita,

Davide Siddi

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 Civitavecchia è una città strana, ci sono stato diverse decine di volte, ma non mi sono mai allontanato dalla zona del porto. Dico strana perchè è la tipica città di passaggio, di cui non sai molto e sei quasi convinto che inizi e finisca tra le banchine del molo, perchè non hai mai visto altro.
Tornando da Roma, per una mostra, ho dovuto aspettare parecchie ore l’ imbarco, ma essendo carico di bagagli anche ’sta volta non mi son potuto spostare da quella zona che già conoscevo, cioè il lembo di città tra il porto e la stazione dei treni; non potendo quindi vedere Civitavecchia, mi son deciso a studiarla attraverso i suoi abitanti di passaggio sotto le mura appena restaurate. Questi i risultati…

(Le immagini, realizzate a dicembre 2009, sono state ricopiate da alcuni fogli sparsi in cui era disegnati gli schizzi di viaggio di novembre. Ho voluto ricopiarle qui, perchè ritengo siano interessanti e perchè vorrei fosse questo il fine di questo blocco: una sorta di enciclopedia del mondo, una macchina fotografica sui generis)

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Bruno mi raccontò una volta (quando già ero tornato dal viaggio a Bolsena) di aver trovato, quasi per caso, in un bosco vicino al centro abitato, i resti di una necropoli etrusca, poi per metà riutilizzata nel medioevo come cimitero cristiano. Tutto era abbandonato, dimenticato da tutti, ma impresso ancora nella memoria popolare degli abitanti del posto, come succede per le leggende antiche con un fondo di verità.
Ad indicargli la strada furono alcuni anziani. Bruno mi disse di esserci arrivato a fine autunno, trovò il posto ricoperto dalla rugiada, seminascosto dietro un grigio velo di nebbia. Ogni volta che penso a Bolsena mi torna in mente questo racconto e mi piacerebbe poter visitare la necropoli, respirarne la nebbia…

(immagine a sinistra) Le sedie poggiate ai tavolini, il lago calmo e tutte le barche attraccate, tutto da un senso di solitudine e di malinconica tristezza, un senso di attesa…

In questa città vi è qualcosa di antico e abbandonato, come un senso di attesa eterna. A giugno la città sembra morta, vuoti i ristoranti, le strade, vuoti persino gli sguardi annoiati dei suoi abitanti. Sulle rive del lago, in questo periodo, sembra che si possa respirare la nostalgia e la decadenza, ma nel contempo l’ aristocratica fierezza di una terra affascinante e misteriosa. Passeggiando per il borgo vedrai che tutti attendono sull’ uscio la venuta della stagione turistica, che ridà una ventata di vita, dura due mesi e poi di nuovo noia, attesa e nostalgia (XVI giugno 2008)…

(immagine a destra) La camera della pensione in cui dormimmo si trovava nella parte bassa del borgo medievale, all’ ultimo piano e dalla finestra si godeva di questo spettacolo…

(Le immagini e i testi senza data sono del 30-12-2009; le foto da cui sono ripresi gli acquerelli e il testo in alto a destra risalgono al viaggio di tre giorni da Ferrara a Civitavecchia, svolto nel giugno del 2008)

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Nonostante dipinga da anni ogni volta che porgo più attenzione alle sfumature delle ombre degli oggetti, rimango affascinato e sorpreso dall’ infinita gamma di tonalità che la Natura riesce a creare in un solo cm quadrato.

Purtroppo spesso per il poco tempo a disposizione e per lo scadere delle consegne mi ritrovo a dipingere le ombre solo con un bistro scuro (blu+marron) coprendo i colori negli oggetti rappresentati, invece che valorizzarli. Credo che questo atteggiamento sia da parte mia poco professionale, da oggi studierò a fondo i soggetti e, quando possibile, dipingerò dal vero o en plein air, eliminando la fotografia. La pittura è la mia professione, ma non sarò mai un pittore professionista finchè non sarò capace di dipingere come i veri pittori, come si dipingeva nei secoli passati (dal XVI al XIX secolo) oggi si è perso il metodo…

Le ombre della brocca passano dalle terre calde, alle scure fino ad arrivare al rosso e al viola…

Ogni ombra varia a seconda del colore dell’ oggetto su cui si forma o del piano su cui si proietta…

Le ombre della mela passano dal viola-bluastro (zone più scure) al viola-rossastro, verde scuro, bistro…

Le ombre della scatola tendono tutte a svilupparsi sulle terre scure e nelle parti più più in ombra arrivano ad un viola-rossastro…

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Per la bottiglia di vetro il discorso è assai più complesso: teoricamente di colore bistro-viola scuro, le ombre tendono al viola scuro con maggiori punte di marron-blu o bistro scurissimo, tuttavia essa riprende i colori riflessi degli oggetti che la circondano, rendenoli però più scuri e tendenti al bistro…

L’ etichetta è simile alla scatola, ma, essendo più chiara, raggiunge a mala pena le tonalità violacee…

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Per realizzare un paesaggio toscano mi è sembrato giusto utilizzare le tonalità delle terre di Siena!!!

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Sulle montagne innevate il bistro tende maggiormente al viola, altro elemento importante per la tonalità delle ombre è l’ altitudine e in questo caso credo che influisca non poco…

Studio di ombre o bistro di un paesaggio mediterraneo.

Su queste architetture il bistro risulta essere più tendente alle terre (tonalità di marroni e aranci); mi son reso conto che le ombre cambiano a seconda del terreno circostante, in questo caso tutto fa presupporre che intorno ci sia un qualche specchio d’ acqua. Sulle ombre influisce inoltre la condizione del cielo che può variare sia in senso metereologico che in base alla latitudine. In questo caso si tratta di un paesaggio mediterraneo affacciato sul mare in una giornata assolata.

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Ho dovuto dipingerlo motlo in fretto, dato che il ramo ha cominciato ad afflosciarsi appena staccato dalla pianta…

Sto apprezzando sempre più i lavori in monocromia, mi sembrano più vivi di quelli a colori…

Tutto il tempo a cercare di eliminare ogni singola traccia dai miei quadri e ora mi rendo conto che esse sono la bellezza della pittura e la monocromia la valorizza.

La macchia è il segno dellì imperfezione ed è questa la sua bellezza; essendo imperfetta è umana!!

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Urbino per me è da sempre la mia seconda città natale. La conosco fin da bambino e crescendo ho cominciato ad apprezzarla sempre più.

Passeggiare per le piole, che ormai conosco a memoria, ha qualcosa di magico, sembra di poterne respirare la storia…

I palazzi in cotto, le tegole, le case le une sulle altre…

Dopo Cagliari, è la mia città.

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