2009 – Acquafredda: storia di un castello
“Acquafredda: storia di un castello” è un progetto culturale mirato alla valorizzazione del castello di Acquafredda, situato nel territorio di Siliqua. Il percorso espositivo si presenta come una visita ipotetica al sito archeologico, dall’ arrivo al paese fino alla parte più alta dei resti del castello.
Qui di seguito sono riproposte le immagini nello stesso ordine della mostra, le didascalie sono state curate dalla cooperativa Antarias e l’ introduzione dal dott. Stefano Basciu, Specialista in Studi Sardi, lo studio di grafica Cad Center ha inoltre realizzato per l’ occasione una vasta gamma di gadgets (t-shirt, cartoline, segnalibri, ecc), così da diffondere le immagini anche tramite canali meno elitari dell’ arte.
(Cliccate sull’ immagine in alto a sinistra per iniziare la visita)
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Arrivando da Cagliari, al 29° km della S.S. 130, che collega il capoluogo a Iglesias, prima di imboccare sulla destra lo svincolo per Siliqua, diamo uno sguardo veloce dal finestrino e già notiamo come il castello domini tutto il territorio circostante. Svoltiamo per Siliqua…In particolare il lavoro agricolo e pastorale che si svolge tutto intorno è caratterizzato da questa costante presenza dei resti del mastio e del borgo circostante. Andiamo in paese…
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…Giungendo dalla strada che unisce lo svincolo della 130 al paese si passa per un ponte leggermente rialzato, da cui si può godere di questo colpo d’ occhio che da Siliqua ci porta al Castello di Acquafredda e poi alle catene montuose circostanti…
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…Prima di dirigerci al castello, ne cerchiamo le tracce in paese e inevitabilmente ci troviamo a osservare la chiesa di San Giorgio. Recenti lavori di restauro sulla facciata hanno infatti riportato alla luce alcuni bassorilievi, uno dei quali è stato interpretato da Stefano Basciu come una rappresentazione del castello di Acquafredda in epoca medievale.
Riportiamo un estratto di alcuni scritti del dott. Basciu:
“ll bassorilievo su cui è rappresentato il castello richiama il complesso di Acquafredda così come si ipotizza fosse durante il periodo pisano. Lo scudo, scolpito affianco all’immagine del castello, presenta delle similitudini con altri due stemmi, uno proveniente dalla torre di San Pancrazio e l’altro dal palazzo delle Seziate, entrambi attribuiti ad una famiglia pisana del XIV secolo”…
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…Osserviamo bene nell’ angolo in alto a destra della chiesa e notiamo l’ immagine riportata in questo quadro. Vi è rappresentato il bassorilievo rinvenuto sulla facciata. Partendo da questa immagine e dai rilievi sulle restanti fondazioni, ho realizzato la ricostruzione della struttura in epoca pisana. A differenza delle precedenti ricostruzioni, ho posto il mastio nel versante che si affaccia all’ accesso al borgo. Prima di oggi tutti avevano rappresentato il mastio sull’ altro versante, tuttavia, grazie agli ultimi scavi, si possono notare chiaramente le fondazioni della struttura. Segue la ricostruzione del Castello, realizzata per la mostra…
…Questa ricostruzione è stata realizzata dopo numerosi sopralluoghi ed è basata su uno studio attento delle fondazioni presenti ancora nel sito archeologico e da un confronto con Stefano Basciu, specialista in studi sardi, e i ragazzi della cooperativa Antarias che mi hanno guidato nell’ analisi dei resti architettonici.
Un po’ di storia sulla fondazione del castello:
“Dal ritrovamento di una bolla Papale, datata 30 luglio 1238, nella quale Gregorio IX dà disposizioni affinché si provveda a mettere in assetto di guerra le fortificazioni dei giudicati di Torres, di Gallura e di Cagliari, si ritiene, che il castello, inserito nella Curadorìa del Sigerro, esistesse già dal 1215, ma è opinione diffusa attribuire la sua costruzione al celebre nobile pisano Ugolino Della Gherardesca, conte di Donoratico, sin dal 1257, anno in cui divenne Signore della parte sud – occidentale della Sardegna dopo la caduta del Giudicato di Cagliari. Il conte aveva la residenza nel castello di San Guantino ad Iglesias, (ora chiamato Salvaterra) ed il poderoso castello di Acquafredda controllava l’accesso alla città mineraria, ricca di giacimenti di argento,zinco e piombo, fonte di inesauribile ricchezza per Pisa”. Ripartiamo ora per arrivare finalmete al castello…
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…Il visitatore d’ oggi che arrivi al castello d’ Acquafredda viene accolto subito da una foresta di pini ed eucalipti, frutto di un distratto rimboschimento della seconda metà del ’900. Sebbene queste due specie di alberi non rispecchino l’ aspetto originario del sito, riescono comunque a creare una piacevole sensazione di contatto diretto con la natura e di tranquillità. Dalle punte degli alberi già si intravedono alcuni resti dell’ originaria cinta muraria. Accolti dalla solita simpatia dei membri della cooperativa Antarias, che gestisce il sito archeologico, e in compagnia del dottor Stefano Basciu iniziamo insieme la salita al castello…
…Dopo alcuni tornanti, seguendo una salita che si fa via via più ripida ma ancora agevole, ci imbattiamo nella prima cinta muraria. Matteo mi fa notare l’ accesso a gomito e con gli scalini, studiato appositamente per scoraggiare ogni tentativo degli assedianti di sfondare il portone dell’ ingresso con gli arieti, macchine d’ assedio che richiedevano uno spazio di rincorsa piuttosato lungo. Prima di superarlo osserviamo sulla nostra sinistra i resti di una delle tre torri della prima cinta muraria che ospitava il borgo…
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…questo disegno illustrativo analizza la sezione di uno dei muri perimetrali che troviamo nei pressi dell’ ingresso a gomito, prima di accedere al borgo. Entriamo..
…L’ interno del borgo è caratterizzato da una serie di ruderi mezzo invasi dalla vegetazione, che sebbene venga periodicamente eliminata torna di nuovo ad invadere i resti di quelle che un giorno erano le case degli abitanti del castello. Mosè mi fa notare la tecnica costruttiva a spina di pesce, inventata dai romani e ripresa dai pisani. “Una tecnica” mi spiega “che permetteva di costruire strutture solide in breve tempo, utile quindi in periodo bellico”…
…Il muro che si intravede nella parte in basso a sinistra è proprio quella che abbiamo osservato prima, da qui si vede anche quello che rimane di una delle tre torri di guardia che proteggevano il borgo. Mentre ci spostiamo per visitare un altro ambiente, chiedo a Matteo quanti abitanti ospitasse il castello di Acquafredda nel periodo pisano e mi stupisco nel sentire che era abitato da poche famiglie, circa 80 persone. Chiedendo invece a Stefano Basciu il numero delle unità militari presenti rimango di nuovo sbalordito: 5 armigeri in tempo di pace e massimo 15/20 in tempo di guerra, se si pensa con quante migliaia di soldati gli aragonesi sbarcarono in Sardegna per conquistarla mi sembrano cifre ridicole!!…
…Questo disegno rappresenta il muro di un’ altra abitazione, a differenza della precedente qui si possono notare i fori che si utilizzavano per la costruzione…
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Una spiegazione dei ragazzi della cooperativa Antarias risulta decisamente utile a farsi un’ idea della tecnica costruttiva: “Le impalcature utilizzate dai carpentieri medievali erano infatti integrate nel muro che si andava a costruire, si trattava di una costruzione per livelli, le strutture poggiavano in terra e venivano incastrate nella parte che si andava a costruire, terminata la quale all’ impalcatura veniva aggiunto un piano e si proseguiva così per tutta l’ altezza dell’ edificio. Terminata la costruzione, veniva tolta la struttura di legno, ma rimanevano i fori nel muro. Poi si ricopriva tutto con l’ intonaco, oggi visibile solo in pochi punti”…
…La cosa più bella del castello di Acquafredda è la visuale di cui si gode man mano che si sale. Matteo mi spiega che tutto il territorio circostante era, in epoca medievale, ricoperto da fitte foreste, ricche di cacciagione. Quando la Sardegna passò sotto il dominio dei piemontesi essi presero dall’ isola l’ ingente quantità di legna che serviva a soddisfare le esigenze di gran parte del regno, disboscando così vastissime aree…
…Qui il colpo d’ occhio sul paesaggio è davvero spettacolare. Ci troviamo nella torre cisterna, una torre fortificata sotto cui si trovava una delle cisterne del castello, ogni livello ne aveva almeno una…
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Questa tecnica costruttiva era detta “a sacco” poichè le pareti, realizzate in mattone di laterizio, venivano riempite di materiale di scarto e calce viva. Stefano Basciu ci fa notare quanto sia ben lavorata la superficie dei mattoni, questo indica che il muro non era intonacato, ma a vista. La struttura e la particolare attenzione estetica ci fanno pensare che questo edificio fosse in origine una chiesa, si aggiunga che dietro la parte che probabilmente era l’ abside sono stati rinvenuti i corpi di alcune persone sepolte tra il XV e il XVI secolo (infatti filo alla fine del XVIII secolo era usanza costruire i cimiteri dietro le chiese). Proprio sotto di noi si trova una delle quattro cisterne che garantivano al castello una notevole autonomia. Dal Borgo risaliamo ora verso il secondo livello: la torre cisterna…
…Mosè mi fa notare la feritoia detta “a bocca di lupo”. Matteo intanto mi spiega che ogni livello era autonomo e indipendente dagli altri, ciascuno aveva una propria cisterna e addiritura una parte coltivabile, il castello era insomma inespugnabile e se anche il nemico avesse conquistato il primo livello (cioè il borgo che abbiamo appena visitato), gli abitanti avrebbero attacato dalle spalle gli assedianti. Inoltre il castello, in caso di assedio, veniva rifornito dal vicino fiume del Cixerri. Forse anche da questi aspetti si capisce il ridotto numero di armigeri che prima mi aveva tanto stupito…
…La merlatura di un castello non è da trascurare, infatti nella maggior parte dei casi essa ci indica quale ruolo il signore della fortezza svolgesse nei giochi politici del tempo. Il merlo sulla destra indica la fedeltà del signore all’ imperatore, è detto infatti merlo ghibellino; quello sulla sinistra indica la fedeltà al papa, pertanto detto merlo guelfo. Il castello di Acquafredda presenta quest’ ultima tipologia, di sicuro frutto di un intervento aragonese visto che Pisa era tenacemente ghibellina e lo stesso Ugolino presentava nello stemma araldico l’ aquila imperiale. Non va dimenticato che gli aragonesi ottennero “l’ autorizzazione ufficiale” ad invadere la Sardegna da Bonifacio VIII…
…Prima di continuare a salire, godiamoci la panoramica sul paesaggio circostante, che nelle mie numerose visite al castello ho avuto modo di ammirare anche al tramonto. Sulla destra, in alto si vede già il mastio, cuore di tutto il castello…
…Ci siamo riposati abbastanza!! Proseguiamo verso il mastio. I visitatori più attenti noteranno qua e là, coperti dalla vegetazione, i resti dei muri difensivi che percorrevano tutto il perimetro del castello, laddove non era protetto naturalmente da strapiombi e dirupi…
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…Dopo una breve e ripida scalata ci troviamo all’ interno del mastio, una parte è crollata e ci permette quindi di sbirciare la struttura originaria della cisterna…
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…Uno dei muri che costituivano la residenza del castellano e, quando vi si fermavano, dei conti della Gherardesca. Con questo scorcio un po’ romantico, scendiamo nuovamente verso il punto da cui siamo partiti, discutendo tra noi di quanto le bellezze archeologiche e storiche della Sardegna siano poco valorizzate; sono infatti poche le persone che, come i membri della cooperativa Antarias, decidono di impegnarsi tra mille difficoltà nel tentativo di promuovere il nostro patrimonio culturale…
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…In conclusione mi sembra doveroso mostrare lo stamma araldico del Conte Ugolino della Gherardesca, uno dei personaggi maggiormente radicati nella memoria popolare della zona. Mosè mi spiega l’ origine dei simboli di questo stemma: “Nel quadrante sinistro vediamo metà dell’ aquila imperiale. Nel quadrante destro in alto notiamo il colore rosso che si riferisce alla città di Pisa; in quello basso si trova il colore argentato che probabilmente si riferisce alle miniere argentifere dell’Iglesiente”…
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…Approfitto ancora della vostra pazienza per portarvi all’ inaugurazione della mostra in cui sono state presentate le immagini che avete appena visto. Qui siamo ancora in fase di allestimento, ma già arrivano alcuni visitatori…
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…Inizia l’ inaugurazione con il discorso di apertura del Sindaco di Siliqua Piergiorgio Lixia; sulla sinistra Roberto Coroneo, Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Ateneo di Cagliari; all’ estrema sinistra Matteo Pitzalis, presidente della cooperativa Antarias, che con Mosè Pusceddu ci ha accompagnati nella nostra visita virtuale al castello; sulla destra mi trovo io, Davide Siddi, autore dei quadri …
…intervento del dott. Stefano Basciu, Specialista in Studi Sardi. Il dott. Basciu ha curato per la mostra la presentazione storica del sito archeologico di Acquafredda, ripercorrendo accuratamente tutte le epoche cronologiche fino ai giorni nostri…
Gadgets…Con l’ immagine di alcune t-shirts create appositamente per l’ evento si conclude anche questa nostra visita virtuale del sito archeologico e della mostra “Acquafredda: storia di un castello”. Nella speranza di aver suscitato in voi quell’ interesse e quella curiosità, che un simile sito archeologico merita, ma soprattutto nella speranza che visitiate uno dei più bei “pezzi di storia” della Sardegna, io vi saluto e vi auguro un buon proseguimento di navigazione….































