Qualche anno fa, di ritorno da un viaggio a Roma, dopo aver studiato dal vero le opere di Caravaggio, ho sentito il bisogno di confrontarmi con i grandi maestri del passato; l’ unica possibilità era quella di affrontare le tematiche che già loro avevano affrontato. Così nel 2009 ho deciso di impegnarmi nella realizzazione di una Vocazione di San Matteo (proprio partendo dal lavoro di Caravaggio a San Luigi dei francesi), decidendo di lavorare a grandezza naturale. Ho iniziato così un’ opera di cm 230×122, il quadro più grande che avessi mai fatto. L’ ho portato a termine solo oggi, dopo due anni di lavori e ripensamenti rispetto al progetto grafico iniziale…

L’ idea iniziale prevedeva un contesto preciso: di fronte al personaggio una scrivania con banconote, registri e oggetti di lusso, il contesto ideale per una agente di borsa (San Matteo era un esattore delle imposte); alle sue spalle una sedia rovesciata; sullo sfondo un muro e una tenda di prezioso velluto. L’ inquadratura dell’ opera era frontale, come tutte le opere pittoriche prima dell’ avvento della macchina fotografica, che rivoluzionò l’ arte dal XIX secolo in poi.
Contemporaneamente alla realizzazione dell’ opera ho continuato a studiare i grandi maestri del passato e quando mi sono reso conto che la forza delle loro opere non era nei dettagli, ma nella potenza espressiva dei personaggi che rappresentavano, ho capito che la chiave giusta per l’ opera, la chiave che avrebbe descritto meglio il San Matteo non era il contesto che lo circondava, ma i sentimenti che lo animavano. Allora ho cominciato ad eliminare tutti i dettagli che avevo pensato inizialmente: via registri e soldi, via tavolo, sedia e tende, solo l’ uomo e ciò che lo scuoteva. Così lo sfondo si è ridotto ad un muro e a un pavimento. Sul muro la ripetizione della frase Et cum transiret inde Iesus vidit hominem sedentem in telonio Matthaeum nomine et ait illi sequere me, la frase è ripetuta più di 10 volte, ma sopra la ripetizione uno sfondo bianco e nero per coprirla (si intravedono alcune lettere), per simboleggiare come la vocazione sia solo interiore, una voce nascosta dentro l’ uomo. Nonostante io non sia credente, credo che si tratti di una forza inspiegabile, ma nascosta e per questo ho coperto la scritta.

La ricerca di questi due anni mi ha portato a conoscere molti artisti di cui ancora non avevo visto alcuna opera, tra questi, quasi contemporaneo, Arcabas. Un pittore francese che ha affrontato con diverse tecniche la tematica sacra. Della sua opera mi ha affascinato l’ utilizzo dell’ oro quasi puro, come naturale prosecuzione della luce del dipinto. Ispirandomi a lui ho applicato fogli d’ oro a 23 kt nei punti più luminosi, nei punti più importanti.
Con quest’ ultimo ritocco credo di aver finito il quadro più impegnativo che abbia mai fatto: 2 anni di lavoro e una superficie dipinta di 2,3 x 1,22 metri.
L’opera sarà presentata al pubblico (insieme agli studi e alle bozze che ne hanno caratterizzato lo sviluppo) a partire dalla seconda settimana di luglio presso il mio studio in via Malta, 45.
Tags: novità, olio, pittura, tematica sacra
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